Respiri

“Vieni qui, ti voglio ancora.”

(Io?Drama, “Musabella”)

 

Scrivo per liberarmi di tutto ciò che mi fa male, per alleggerirmi. E per ricordarmi di essere sopravvissuta.

Soprattutto, di essere sopravvissuta a te.

Io ti sopravvivo.

Lo faccio ogni volta che mi guardi, ogni volta che ti avvicini, ogni volta che mi tocchi, ogni volta che sussurri, ogni volta che il tuo profumo riempie i pori della mia pelle come un gatto che si acciambella in poltrona.

Ti sono sopravvisuta a ogni litigio, a ogni “non voglio sentirti mai più”, a ogni frase urlata con odio, a ogni parola volutamente velenosa, a ogni “no” detto con rabbia, a ogni volta che mi sono sentita inadeguata, mai abbastanza. Come parlassi una lingua diversa dalla tua, come non facessi altro che dire la cosa sbagliata.

Ti sono sopravvissuta quella volta, in macchina. Quando mi hai tolto la terra da sotto ai piedi, quando hai fracassato la mia corazza lasciandomi inerme, in mille pezzi.

“E se io l’avessi trovato?”

“Cosa?”

“Il tuo blog. Se io avessi trovato il tuo blog?”

Quando mi è parso di essere stata colpita con inaudita violenza in pieno petto e ho avuto solo voglia di stendermi e smettere di respirare, di immergermi nella vasca piena d’acqua e guardare il soffitto, di rannicchiarmi, piangere e urlare senza fermarmi più. Mai più.

“Che dirti… Non fa niente, immagino.”

Sono sopravvissuta anche alle mie bugie.

Sono sopravvisuta al primo bacio che mi hai dato, e ancor di più a tutti quelli che non mi hai dato.

Sono sopravvissuta a quegli infiniti attimi di indecisione, alla luce sul fondo dei tuoi occhi, alle tue dita funambole sul dorso della mia mano.

 

E che ne sia valsa la pena -di sopportare, di sopravvivere- ne sono sicura.

Ne ho la prova:

sei tu, che respiri profondamente

addormentato

mentre mi stringi la mano

al mio fianco nel letto.

 

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