Brevi storie di poco conto #6

“Non ci servono gli occhi per poterci guardare. E anche se sbaglio le strade poi ti trovo lo stesso, senza navigatore.”

(Frah Quintale, “Missili”)

Ti guardo dormire, con la testa rivolta completamente da un lato.

Mi domando sempre se non sia scomoda, come posizione. Se quando ti svegli poi non hai il torcicollo.

Ti guardo dormire.

Penso che vorrei sussurrarti all’orecchio poesie composte da mille parole,

o da una soltanto.

Penso che vorrei scriverti addosso tutto il mio amore, tra un neo e l’altro.

Tra le costellazioni che ti compongono.

Riversartelo addosso come fossi la risacca del mare

e tu,

la battigia.

 

Eppure,

tutte le parole che vorrei dire rimangono distese sulle mie labbra.

 

Tu

sei tutti i silenzi

che mi hanno fatto venire

il mal di gola.

 

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8 pensieri su “Brevi storie di poco conto #6

  1. ma le tue parole sicuramente filtrano dagli occhi e vanno a penetrare la sua pelle che dorme. I sensi non sono così limitati da svolgere unicamente il lavoro per cui sono deputati, i sensi, a volte, sono s’intrecciano, la pelle ascolta, il tatto parla, gli occhi sussurrano.
    ml

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