Fame

“E aspetto in piedi sulla riva del fiume che mi passi la sete, che mi passi davanti tu.”

(DiscoMostro, “Ascensore”)

 

Ti guardo, e tu altro non sei che un impietoso ritratto del mio istinto.

Di quella parte dell’istinto più bassa e feroce

fatta di morsi, graffi, lividi, sangue, sesso.

 

Mi vedo riflessa nei tuoi occhi,

e mi sento più simile a un animale che a un essere umano.

 

E sono affamata,

affamata da morire.

 

E l’unica cosa che voglio è il tuo cuore.

Voglio mangiarlo pezzo per pezzo su un piatto di ceramica bianca,

il suo sangue a impregnare le mie labbra anemiche.

Come hai fatto tu col mio, mentre io stavo a guardare

paralizzata.

 

Ti guardo negli occhi

e dentro ci vedo solo la mia fame.

 

Le mie vene pulsanti,

il fuoco nel fondo della gola.

L’urlo incastrato tra i denti,

il respiro caldo che fonde i polmoni.

Le unghie conficcate nei muscoli,

il tremito dei tendini.

Il desiderio che tende la mia pelle, che distrugge i miei nervi, che dilania i tessuti.

 

 

Placa la mia fame,

 

baciami.

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