Marmellata

“Non ho lavorato un giorno, non ho provato l’LSD, non ho superato l’autodistruzione, non ho più visto casa.”

(I Tre Allegri Ragazzi Morti, “I cacciatori”)

 

Qui non succede mai niente. Ovviamente, che vuoi che succeda in un paesino sperduto tra le montagne e dimenticato da Dio?

A momenti non si trova nemmeno il giornalaio, figuratevi se si può parlare di criminalità o di disordini. La cosa più grave che è successa? La signora Pina ha litigato con la dirimpettaia Concetta e le ha lanciato una molletta per i panni. L’ha colpita proprio sul naso. Sono dovuti intervenire mariti e figli per chiudere le finestre tra lo scompiglio generale delle vicine che davano ragione all’una o all’altra. Ora non si guardano nemmeno più in faccia, quelle due.

Come dicevo, qui non succede mai niente.

Una volta, il vecchio cane del calzolaio ha morso quel piccolo demonio di Giorgino, figlio della sarta, che gli aveva tirato la coda. Ma non aveva neanche più i denti, e così fu solo fatica sprecata. Per il cane, ovviamente.

Poi ci fu Valentina, la figlia del macellaio che se ne scappò in città con il moroso senza preavviso provocando un trambusto generale. Quasi chiamavano “Chi l’ha visto?”.

E poi il parroco che inseguì correndo con la scopa in una mano e il rosario nell’altra Luca e Danielino, fratelli gemelli figli del panettiere, e quasi bestemmiava perché i due avevano rubato le candele dalla chiesa. Per l’ennesima volta.

“Le candele costano, per Dio!” 

Lo sentì tutto il paese.

Poi scappò Uga, la tartaruga domestica del piccolo Franco, il figlio della fioraia. Le tartarughe non corrono, ma in ogni caso, quanto lontano può andare una tartaruga camminando veloce? Uno dei piccoli misteri irrisolti di qui, forse l’unico.

 

Quella sera ero steso sul letto a pancia in su, e guardavo il soffitto con le mani intrecciate dietro la nuca. “Qui non succede mai niente”, penso.

D’un tratto il lampadario comincia a volteggiare, il letto trema, le stelle di plastica attaccate al soffitto vengono unite da crepe che formano costellazioni.

Qui non succede mai niente.

La luce scompare, resta solo il bagliore agitato delle stelline fluorescenti. Sembrano fuochi fatui, tremuli e instabili, agitati dal vento.

Qui non succede mai niente.

La terra trema, e tremo anch’io. Guardo il poster di Superman sulla parete e per un attimo spero si stacchi dalla carta e venga a proteggermi. Ma lui resta dov’è, e qui ci siamo solo io e un mondo che crolla. Rotolo sotto il letto e penso che dovrei scappare. Penso che dovrei aspettare. Penso che sarebbe inutile. Penso che ho paura del buio. Penso che sono a piedi nudi. Penso che stanno cadendo dei calcinacci. Penso che quel boato sia il tetto che cade giù. Penso alla casa che si accartoccia come un foglio di carta stretto in un pugno. Penso che io ci sono dentro. Penso che non posso scappare.

Qui non succede mai niente.

Penso alla nonna, che ha sempre vissuto qui ma non si è mai lamentata e che la mattina mi faceva sempre trovare le frittelle con la marmellata, anche quella mattina. Penso alla nonna, e a tutti i maglioni che mi ha spedito per Natale. Penso al suo grembiule celeste a fiori. Penso a tutte le banconote da cinque euro che mi dava di nascosto, nonostante in casa fossimo solo io e lei. Penso al profumo di ragù che aveva sempre addosso.

Qui non succede mai niente.

Penso a mia madre, alle litigate perché io qui non ci volevo venire.

“Ma mi annoio! Non c’è niente da fare lì…”

“Tua nonna ci tiene tanto, non essere scortese.”

Penso al sorriso sdentato e agli occhi luminosi contornati da rughe di mia nonna, appena mi ha visto arrivare. Penso al suo abbraccio forte e profumato. Penso che sono incastrato sotto il letto. Penso che adesso sento solo odore di polvere e cemento. Penso che non riesco a respirare. Penso finché non sento più il mio respiro, non sento più i miei stessi pensieri.

 

La marmellata la vuoi di fragole o d’uva?

D’uva nonna, grazie.

 

 

 

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Breve storia di poco conto

“Le ossa scaverò dal fondo del giardino, e le riattaccherò in mezzo alla mia carne.”

(i Tre Allegri Ragazzi Morti, “La Ballata Delle Ossa”)

Ti amo.

 

Non mi va di parlarne.